Dici Sanremo? Via alle polemiche!

di: Fabio Fiume

Sanremo 2013Non è una novità che ogni anno il Festival di Sanremo susciti polemiche prima, durante e dopo la sua realizzazione; il prima è quasi sempre figlio della scelta del cast, che ogni anno vorrebbe accontentare tutti ed invece non mette d’accordo nessuno. Chiacchiere sui grandi big dell’italica canzone che disertano in massa, pure quei pochi che ci fanno magari un pensierino, voci sui soliti che ricompaiono ogni anno solo sul palco dell’Ariston per finire ibernati la settimana dopo, oppure il poco spazio concesso ai volti in ascesa del nostro panorama musicale.

Quest’anno però si è raggiunto l’apice, nonostante a dirigere le scelte ci sia stato un signore della musica quale Mauro Pagani, maestro di indiscutibile fiuto e preparazione e Fabio Fazio, anche padrone di casa, che ha dalla sua due festival nel 99 e 2000, che furono successi anche di pubblico e vendita, ( soprattutto il secondo ). I due sono accusati di aver fatto fuori proprio gli “artisti da Sanremo”, per far spazio ad un cast under 50 ( solo Elio e le storie tese varcano il confine, ma fanno comunque una musica dall’appeal giovanile ), che incuriosisce radio e tv a tema, ma che sicuramente non affascina la sciura in parananza, da sempre zoccolo duro del pubblico di Rai Uno e quindi del Festival.

E sono proprio gli artisti, da Al Bano a Sandro Giacobbe, da Luisa Corna a Ornella Vanoni, fino all’ onnipresente in questi giorni Anna Oxa, che ha addirittura allargato la polemica alla politica nazionale,  a puntare il dito, contro la storia che mancherebbe a questo festival, contro l’idea di rottamazione che ne è venuta fuori. Nessuno di loro parla però di musica ( la loro ) che poi dopo non viene acquistata, di radio che non prendono nemmeno in considerazione il loro pezzi ( fatta eccezione per radioitalia ), o del fatto che molti artisti di quelli in gara hanno comunque oltrepassato i 35 anni ( Silvestri, Gazzè, Cristicchi, Nazionale, Almamegretta, Modà e persino i poco noti alle masse Marta Sui Tubi ) ed hanno alle spalle magari già 10 anni di carriera e non possono considerarsi più agli esordi.

Per capire meglio la questione abbiamo così raggiunto 4 artisti per un’intervista incrociata, scegliendoli tra diverse tipologie; da Mariella Nava cantautrice tra i veterani del Festival ( ne ha all’attivo 7 edizioni ) a Grazia Di Michele, cantautrice con sufficiente carriera anche televisiva da capirne i ritmi, fino a Sal Da Vinci che rientra tra gli autori di una musica dal forte sapore nazionalpopolare e Gianni Fiorellino, appena trentenne, con pur però quasi un lustro di carriera alle spalle. A tutti loro abbiamo rivolto le stesse domande

Che idea ti sei fatto/a leggendo il cast del prossimo Festival di Sanremo?

MN:Che probabilmente c’era voglia di rinnovare la kermesse per svecchiarne l’immagine

GDM: Mi sono fatta l’idea o forse la speranza che ci siano davvero delle belle novità tra i brani proposti.

SDV: Tanto spazio al nuovo, addirittura con qualche scelta alternativa. Ma conosco tutti e lo trovo comunque buono

GF:  L’idea mia è di aver letto un cast un po strano. Ho la sensazione quasi certa che i meccanismi di selezione siano più i soliti e che i nomi vengano scelti mischiandone di conosciuti con meno conosciuti, big con ragazzi in rampa di lancio.

Chi del cast incontra particolarmente i tuoi gusti?

MN: Aspetterò senz’altro di ascoltare le canzoni per decidere chi preferire.

GDM: Direi più o meno tutti; è chiaro che poi dipende anche dai brani.

SDV: Le partite durano 90 minuti. Aspetto quindi di sentire i brani, anche più di una volta.

GF: E’ troppo vario il cast per decidere. Mi riservo di ascoltare i brani.

Che ne pensi delle polemiche relative alla mancanza dei “soliti” nomi sanremesi?

MN: Ma alcuni del cast non sono mica dei volti nuovi per Sanremo? Gazzè, Silvestri ed altri ne hanno già fatti diversi. Se poi s’intende per soliti nomi artisti come Albano, Cutugno ed altri, allora devo dire che mi piace quest’idea di ospitarli fuori gara, di non ingombrare i già pochi posti a disposizione.

GDM: Che si sta cercando di voltare pagina ed è giusto. Chi ha avuto più occasioni deve lasciare spazio ad altri.

SDV: Che sicuramente alla signora Maria mancherà Albano, che non saprà chi sono i Marta sui Tubi, ma questo può essere un problema solo a livello di auditel. E comunque non è detto!

GF: Probabilmente qualche nome “solito” andava inserito, per un discorso di familiarità, ma tutto è relativo sempre alla qualità e valenza delle canzoni presentate.

Ma gli altri anni la polemica non era proprio per la presenza dei soliti e l’assenza di quelli che poi i dischi li vendono?

MN: Più che parlare di artisti che vendono, parlerei di artisti che godono di buona distribuzione dei loro dischi e di occasioni per poterli promuovere. Il sistema di rilevazione vendita andrebbe rivisto e corretto.

GDM: Ma non dovrebbe essere questione di notorietà o vendita. Sanremo dovrebbe essere la vetrina annuale in cui si presenta ciò che di bello, vario e nobile si produce musicalmente in Italia.

SDV: Io penso solo che andrebbe rivista la questione del termine big. Come si può pensare che Ornella Vanoni, che è la musica, gareggi contro Chiara che è bravissima e mi piace tantissimo, ma ha ancora tutto da dimostrare?

GF: Certo, spesso ho sentito questa opposta polemica. Ma va detto che oggi non è moderno colui che vende. Colui che vende è quello che ha un progetto valido seguito e promozionato altrettanto validamente.

Come lo vorresti tu il Festival di Sanremo?

MN: Lo vorrei vergine da criteri televisivi, improntato solo sulla qualità delle canzoni. E poi, facciamoci una ragione che i Talent ci sono e che è un modo per i giovani di entrare nel mondo della musica. Magari, li farei gareggiare in un girone a se stante, perchè tranne qualcuno non possono definirsi big, ma nemmeno nuove proposte, vista la familiarità che il pubblico ha con i loro volti e le loro voci.

GDM: Lo vorrei senza i fronzoli del contorno. Meno pacchiano. Lo vorrei, come tutti gli artisti, incentrato solo sulla musica.

SDV: Lo vorrei meno opportunista. Se fai la scelta di non volere un certo tipo di musica italiana, poi la devi portar fino in fondo.

GF:  Sanremo per me resta un’istituzione musicale. Vorrei solo che aiutasse a portare, come una volta, in giro la musica italiana nel mondo. E’ troppo che non accade.

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Categorie: Musica

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